Risarcimento Malasanità

Molto si è discusso sul valore giuridico della cartella clinica. Alcuni hanno sempre affermato che la cartella clinica è un vero e proprio atto pubblico con tutte le particolarità che ne conseguono; altri ne hanno messo in dubbio a più riprese la possibilità di riconoscerla come un atto che sostenesse “certezza giuridica”, non ravvisando i requisiti richiesti dall’art. 2699 cc.

Le numerose pronunce della Suprema Corte hanno però ormai tracciato una strada che porta a considerare la cartella clinica come un documento che possiede tutti i requisiti per essere considerata un atto pubblico.

Questo però, preso alla lettera, significherebbe che se considerassimo la cartella clinica come un documento dotato di “certezza legale”, imporrebbe al giudice un vincolo di verità su ciò che il pubblico ufficiale (in questo caso il medico o il sanitario) ha attestato, salvo che la parte privata, che ne ha interesse, non ponga una questione di falsità del documento, che condurrebbe all’applicazione di norme pesanti sul piano guridico.

Così, gran parte della dottrina si è orientata a considerare la cartella clinica un atto pubblico, non adatto però a fornire certezza legale, ma da considerare vero fino a prova contraria.

 Assolutamente certo e innegabile è che la cartella clinica è considerata un documento importantissimo per il paziente, per poter ricomporre tutto il suo iter curativo, per ricostruire la propria esperienza patologica, per fornire a tutti quelli che si occupano della sua salute tutti gli elementi necessari per farlo nel modo migliore e naturalmente per provare o vedere vanificata l’eventuale attribuzione di responsabilità medica e la conseguente richiesta risarcitoria in tutti quei casi in cui considera di essere stato vittima della cosidetta malasanità e quindi di un errore medico.

La Corte di Cassazione ha considerato atto pubblico anche la cartella clinica compilata dai sanitari delle case di cura convenzionate.

I rilievi clinici devono essere annotati contestualmente al loro verificarsi, e in modo chiaro e leggibile. Le alterazioni possono portare all’accusa di falsità e le rettifiche, ovviamente possibili, si possono fare attraverso nuove annotazioni che non cancellino però le precedenti e sarebbe opportuno contrassegnare il tutto con orario e data della modifica e con la firma del sanitario che la effettua.

La cartella clinica deve avere un numero progressivo e conservate a cura della Direzione Sanitaria illimitatamente nel tempo essendo considerata un documento fondamentale a garantire la certezza del diritto e una fonte importantissima per le ricerche di carattere storico sanitario.

La microfilmatura e la gestione infromattizzata della cartella clinica è naturalmente ammessa.

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