Risarcimento Malasanità

E’ deceduta quattro ore dopo essere venuta alla luce. Un’intera famiglia è passata in brevissimo tempo dalla gioia più grande che possa esistere ad un dolore, indicibile nella sua intensità.

Un caso che porta con sé una tragedia e sul quale si vorrebbe sin da subito conoscere una spiegazione con il fine di escludere responsabilità di tipo medico, con lo scopo di capire se si tratta di un altro caso di malasanità, di errore medico, di negligenza medica.

I genitori nel chiedere giustizia pretendono solo di sapere la verità sulle cause che hanno portato alla morte della loro piccola.

La Procura della Repubblica di Sulmona ha aperto un’indagine ed avviato i primi accertamenti.

Il ginecologo dell’Ospedale di Sulmona nega responsabilità nel suo operato: “E’ stata solo una fatalità”

In prima istanza, l’inchiesta è stata aperta contro ignoti. Non risulta nessuno come indagato.

Si resta in attesa dei rilievi degli esami effettuati il giorno dopo il decesso. L’obiettivo è gettare luce sull’operato dei medici e circoscrivere eventuali  responsabilità dei sanitari che hanno gestito il parto e le quattro ore seguenti, il tempo trascorso dalla nascita alla morte.

I primi timidi riscontri sembrerebbero condurre verso una causa ben precisa: la neonata sarebbe morta a seguito degli effetti provocati dall’ ingestione del liquido amniotico durante le fasi del parto.

La donna si trovava alla fine del periodo gestazionale e il parto era previsto e programmato proprio in questi giorni.

Una fase gestazionale, quindi, che non aveva evidenziato nessun tipo di preoccupazione, anche se la giovane madre era affetta da una lievissima forma di diabete.

Pare che la donna si sia sentita male la mattina del 22 dicembre scorso e che sia stata accompagnata dai suoi familiari all’Ospedale di Sulmona, con una buona certezza che si era arrivati al momento atteso da mesi, quello del parto.

Il travaglio è risultato fin da subito difficoltoso, tanto che alla rottura delle membrane il liquido amniotico presentava un anomalo colore scuro.

Forse, un particolare che avrebbe dovuto insospettire i medici e portarli a decidere un intervento tempestivo, come optare per un taglio cesareo per impedire eccessivi traumi alla neonata.

Dopo ben dodici ore di travaglio la piccola è nata con parto naturale, ma mostrando un viso cianotico e con un battito cardiaco estremamente debole, secondo quello che risulta dai primi esami.

Immediato è stato il trasferimento all’Ospedale di Chieti, più attrezzato per far fronte a situazioni di questo genere, ma il quadro clinico generale si è rilevato fin da subito molto critico.

La bimba, in gravi condizioni presentava una preoccupante emorragia e si rilevava che il funzionamento di alcuni organi vitali era già compromesso.

La partoriente, secondo il primario di ostetricia dell’ospedale di Sulmona è entrata già in fase di travaglio e la cardiotocografia non ha mai dato segni che potessero far pensare ad una sofferenza fetale, tanto che la bambina è nata viva, accompagnata dal festeggiamento di genitori e sanitari presenti in sala parto, poi la piccola è stata affidata al reparto di Pediatria.

Ma proprio in quel reparto, un’ora dopo, i medici si sono accorti della sofferenza della piccola.

A seguito di una visita approfondita i sanitari hanno deciso il trasferimento all’Ospedale di Chieti. Un viaggio verso la speranza di vedere risolto il problema, che si è rivelato vano.

Due ore dopo l’arrivo il piccolo cuore della bambina ha cessato di battere per sempre.

I familiari di quella che sarebbe stata la primogenita, chiedono chiarezza e giustizia in caso si evidenziassero responsabilità dei medici.

Un caso di presunta malasanità, di presunto errore medico, di presunta negligenza medica che ha gettato nello sconforto un’intera famiglia e un intero paese e sul quale si attende la fine delle indagini.

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