Risarcimento Malasanità

“E’ un errore medico che potrebbe ripetersi”. Sono queste le rabbrividenti parole che chiosano l’indagine effettuata sulla Royal Infirmary di Bristol, la struttura sanitaria della città del Galles nella quale trovarono la morte un numero elevatissimo di  neonati a seguito di interventi cardiochirurgici.

Un numero che destò sospetti, poi purtroppo fondati, a causa  dei numeri che riportavano le medie nazionali, molto più basse,  sulle complicanze in procedure del genere.

Le centinaia di pagine che compongono l’inchiesta demolirono l’immagine non solo di tutto il reparto dell’ospedale gallese ma anche di tutto il sistema britannico in generale.

Un caso di malsanità che ha avuto mediaticamente una dimensione planetaria.

Un escalation clamorosa di errori medici, coperta dalla negligenza e dall’omertà dei medici. Ma era solo una questione di tempo, le proprozioni della malasanità aveva assunto dimensioni senza ritorno e il prezzo che si è dovuto pagare, principalmente in termini di vite umane spezzate e in secondo luogo di costi sostenuti dal servizio sanitario è risultato enorme.

Risulta dall’indagine che erano in molti a sapere delle disfuzioni e della catena di errori medici in essere ma nessuno ha avuto il coraggio di fermare una “ruota mortale” fino all’ultima operazione andata male nel gennaio del 1995.

E l’indagine, dai risultati quasi inneffabili, è partità proprio da questo ultimo intervento che ha scoperchiato un caso di malasanità tra i più eclatanti della storia sanitaria mondiale.

Si è scoperto cos’ che tra il 1984 e il 1987, 25 neonati su cento che venivano sottoposti ad interventi al cuore (correzione del setto atrioventicolare e switch arterioso) erano deceduti. Media che si è alzata al 29% nel quinquennio successivo.

La responsabilità medica di due medici, acclarata, è costata la radiazione dall’albo, mentre ad un terzo è stata comminata l’interdizione per tre anni.

Il caso di malasanità di Bristol, ha imposto al Ministero di Sanità britannico di predisporre una serie di correttivi strutturali, in modo che se era improbabile porsi come obiettivo l’eliminazione totale del rischio dell’ errore medico, almeno si potesse lavorare efficacemente sul contenere il rischio che determinati errori medici si possano protrarre e reiterare troppo a lungo.

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