Risarcimento Malasanità


Dopo che, nello scorso articolo abbiamo parlato del caso di malasanità, di errore medico, di negligenza medica, riguardante un pensionato che si ritrova infettato di epatite dopo un’intervento chirurgico, continuiamo a parlare del fenomeno dell’infezione ospedaliera.

Con il termine infezione nosocomiale si intende indicare tutti quei fatti infettivi accorsi in occasione di un ricovero ospedaliero, che non sono stati diagnosticati clinicamente al momento dell’ingresso in ospedale e che, generalmente, si manifestano dopo 48 ore o più dal ricovero.

Con questo termine si indicano anche tutti quegli eventi infettivi che si sono evidenziati in epoca successiva alla dimissione dalla struttura sanitaria, ma che comunque si possono far risalire causalmente, secondo criteri cronologici e di modalità di trasmissione al ricovero medesimo.

Si deve dire che il tema, quello delle infezioni ospedaliere, almeno fino a pochi anni fa, non ha mai fatto nascere un diffuso dibattito dottrinale, né ha dato forma ad una consistente casistica giurisprudenziale.

Negli ultimi anni però, l’attenzione verso questa questione, quella delle infezioni nosocomiali, si è approfondita, sia in ambito internazionale che in Italia, seguendo la scia del rafforzamento della tutela del paziente e della progressivo e decisivo spostamento della responsabilità sanitaria in direzione del campo contrattuale.

Questo ha comportato per il paziente/presunto danneggiato criteri di individuazione del nesso causale e di imputazione della responsabilità più favorevoli.

In sostanza, anche in applicazione del cosìdetto principio di “vicinanza della prova”, al paziente basterà dimostrare l’inadempimento della struttura sanitaria o del medico, e quindi l’insorgenza di una patologia o l’aggravarsi di quella già in atto, mentre spetterà alla struttura sanitaria o al medico scagionarsi, fornendo la concreta prova di aver integralmente adempiuto ad ogni obbligazione assunta con il paziente.

Diventa così fondamentale la verifica sull’effettiva osservazione delle norme che soggiaciono al rispetto degli strumenti di controllo del rischio, delle linee guida tecniche e dei modelli formalizzati di azione e organizzazione medica.

In questo senso e proprio nell’ambito dell’infezione epatica una sentenza del Collegio Supremo a Sezioni Unite (decisione 577/2008) ha ritenuto sufficiente per il paziente la mera allegazione dell’inadempimento causa del danno, esentandolo dunque dalla prova, invece un tempo richiesta, di essere stato sano in epoca precedente al ricovero.

 

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