Risarcimento Malasanità

Sembrava essere un nuovo drammatico caso di malasanità, di errore medico, di negligenza medica, che tanto hanno occupato le pagine dei giornali in questo ultimo anno.


Ma le indagini stanno facendo emergere un quadro diverso, dove il comportamento dei sanitari appare irreprensibile e la responsabilità della morte del piccolo Luis, di 10 anni, si sposta su un errata manovra nella manutenzione dell’impianto di erogazione dell’ossigeno.


E’ meglio però, partire dall’inizio.


Luis, è un bambino nato a Valencia, in Venezuela dieci anni fa e che ha praticamente trascorso l’infanzia passando da un letto e l’altro di vari ospedali per una grave forma di leucemia che lo ha condotto al Regina Margherita di Torino dove si è verificato il grave episodio.


Non un episodio, ribadiamo, di malasanità, di errore medico, di responsabilità medica, ma di presunto errore tecnico nella manutenzione dei macchinari utili alla cura.


Bisogna sottilineare inoltre, che solo il pronto ed efficace intervento dei sanitari, accortisi della anomalia nell’erogazione dell’ossigeno ha permesso che il dramma non si trasformasse in un’autentica tragedia coinvolgendo gli altri otto pazienti in cura in quel momento.


Il fatto finora accertato è questo: il bambino era intubato in terapia intensiva, per la sopracitata forma grave di leucemia.


L’erogazione di ossigeno è calata d’improvviso con percentuali di concentrazione che sono passate dal 100% ad una concentrazione compresa tra l’1 e l’8% (per capire meglio basta un dato: nell’aria la concentrazione di ossigeno è del 21%). Il fisico del bimbo, già seriamente provato da anni di malattia, non ha retto.


L’indagine, così, una volta appurata l’incosistenza di un’accusa sull’operato dei medici e quindi di una presunta malasanità, di un presunto errore medico, si è spostata sui lavori di manutenzione dell’impianto in quel momento in corso.


E proprio qui iniziano ad evidenziarsi i confini del dramma. Gli operatori della ditta appaltatrice, giunti sul posto una volta avvisati dell’anomalia, sono rimasti sorpresi nel constatare l’inizio dei lavori di manutenzione da parte della ditta subbappaltatrice con alcuni giorni di anticipo.

Resta il fatto che, comunque, i lavori previsti, non dovevano mettere a repentaglio la vita, la sicurezza e la salute dei pazienti curati con le apparecchiature oggetto della manutenzione.


All’origine del blocco dell’erogazione di ossigeno sembra ci sia stato un errore tecnico, una sbagliata manovra nell’apertura o chiusura delle valvole o un intoppo durante l’operazione di lavaggio dei tubi dall’azoto liquido, che ha portato alla formazione di una grossa bolla d’aria che ha di fatto impedito il normale fluire dell’ossigeno.


La Procura della Repubblica ha preso in mano la situazione e iniziato le indagini. Non manca molto, sembra, per conoscere i nomi dei primi indiziati di responsabilità.


Resta il fatto che non si tratta di una malasanità, un errore medico, una negligenza di un sanitario ma di un errore tecnico da parte di chi si doveva occupare della manutanzione dell’attrezzatura sanitaria.


A farne le spese un bambino di 10 anni, già sofferente di una malattia grave.

 

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