Risarcimento Malasanità

La notizia è del 17 settembre. Una donna madre di due figli piccoli muore all’ospedale di Parma. La causa che ha portato al decesso sembra essere un infarto, ma le circostanze nelle quali si è verificato hanno sollevato le perplessità dei familiari e soprattutto del marito della donna, che ha chiesto sia fatta luce sulla vicenda, per sgomberare il campo da ogni dubbio di malasanità o errore medico.

Già il sabato precedente al decesso, l’11 settembre, la donna si era rivolta alla struttura sanitaria in preda a forti dolori al petto. La diagnosi era da non sottovalutare: principio d’ infarto.

Qui cominciano le preplessità: sembrava prima si prospettasse un trasferimento a Bologna, poi, visto il miglioramento delle condizioni cliniche, si è soprasseduto.

Ma un improvviso peggioramento il mercoledì, ha aperto una nuova possibilità per un trasferimento a Milano. Infine si è deciso per l’inserimento di una  sonda attraverso intervento. Poi l’arrivo dell’anestesista e alle 20.00 una nuova crisi che ha portato al decesso registrato alle 23.30.

Bisogna dire che la diagnosi e la prontezza e opportunità d’intervento in presenza di sintomi che fanno pensare all’ infarto resta una delle situazioni che  possono portare a casi di errori medici che date le circostanze in cui avvengono risultano spesse volte mortali, descritti dalle cronache come casi di malasanità.

In presenza di sintomi che portano pensare la presenza di un infarto in corso la diagnosi, prevista dalla procedura, si effettua attraverso due esami complementari.

Da una parte il dosaggio ematico degli enzimi cardiaci, con il fine di valutare il livello della creatinchinasi, enzima secreto dalle cellule del miocardio quando vanno incontro a distruzione.

Dall’altra l’elettrocardiogramma, che rivela segni di sofferenza acuta del miocardio (le cosidette onde Q di necrosi) e l’arresto del flusso sanguigno in un’ arteria coronaria.

Se permane qualche dubbio, si può ricorrere ad una coronografia (una radiografia delle arterie coronarie), che permette di visualizzare, attraverso una sonda, l’occlusione dell’ arteria, alla cui liberazione si procede nel momento stesso in cui si effettua l’indagine.

L’evoluzione di un’ infarto dipende moltissimo dall’estensione del danno.

La morte, di solito si verifica, soprattutto nelle prime ore che seguono la crisi, cosa che rende fondamentale un ricovero il più rapido possibile.

Può succedere che nei primi giorni si manifestino delle complicanze come insufficenza cardiaca, disturbi del ritmo cardiaco, rottura di una delle due cuspidi della valvola mitrale o, evenienza molto più rara, perforazione della parte cardiaca in necrosi.

Tuttavia l’evoluzione dell’ infarto del miocardio è generalmente favorevole: la mortalità resta al di sotto del 10% dei casi.

Ecco perchè la richiesta di chiarezza sul caso di Parma ci sembra legittima, per togliere ogni dubbio sulla presenza di un errore medico, di una malasanità.

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