Risarcimento Malasanità

Niente di ancora certo. Fatto sta che la procura di Gela ha aperto una nuova indagine su un possibile nuovo caso di presunta malasanità, di presunto errore medico, di presunta negligenza medica.

Una giovane donna di 38 anni muore per per un’ischemia cerebrale massiva dopo che al mattino si era recata al pronto soccorso a causa di un malessere generale.

Un fatto sul quale la magistratura ha già messo in moto l’ordinaria procedura con il sequestro della documentazione medica, per evidenziare o scongiurare eventuali responsabilità mediche.

La donna, questi i fatti accertati, già in ospedale per assistere la madre, si era sentita male ed era scesa al Pronto Soccorso per un controllo.

La visita e gli esami clinici effettuati sembrano non far risultare nulla di anomalo e di conseguenza la giovane viene prontamente dimessa.

Ma una volta recatasi a casa, nel primo pomeriggio, avviene quello che si trasformerà in un nuovo dramma familiare. La donna si sente nuovamente male, e la situazione, stavolta precipita in breve tempo. Cade in coma e in poco tempo muore.

Un presunto caso di malasanità, di errore medico, di negligenza medica sul quale le autorità preposte cercheranno di far luce.

Il termine “ischemia” deriva dal greco e letteralmente significa “riduzione del sangue”. L’ischemia cerebrale, quindi, non è altro che la patologia che si esplica nell’insufficiente apporto di sangue al cervello.

Spesso dalle gravi conseguenze, l’ischemia cerebrale precede molte volte l’ictus ed è una delle cause maggiori di invalidità permanenti e in taluni casi conduce alla morte.

Statisticamente colpisce con maggior frequenza le persone anziane, usualmente sopra i 70 anni.

L’ischemia cerebrale è la conseguenza di un’ostruzione di un arteria che ha il compito di portare sangue alle cellule del cervello. Senza ossigeno e quindi nutrimento, tali cellule muoiono.

Questo è il motivo per cui una delle conseguenze dell’ischemia è spesso, in base alla parte del cervello colpita, una menomazione di alcune funzioni come quelle motorie, del linguaggio o cognitive.

I rischi di un’ischemia cerebrale sono aumentati dal fumo, dall’obesità, dall’età, dall’ereditarietà, dal diabete mellito, dall’ipertensione arteriosa, dalla mancanza di attività fisica.

Se l’attacco ischemico ha una durata minore di 24 ore si parla di TIA (attacco ischemico transitorio); se è prolungato può causare l’ictus.

I sintomi dell’ischemia cerebrale variano a seconda della parte colpita.

Si possono evidenziare in problemi motori e articolatori (il più delle volte in una sola metà del corpo); difficoltà evidenti di orientamento; problemi legate alla capacità di linguaggio; debolezza e stanchezza accompagnate da formicolii nelle zone interessate; ecc.

In caso di attacco ischemico è necessario rivolgersi subito alle strutture sanitarie, meglio se specializzate nella cura specifica.

Quando l’attacco ischemico è temporaneo la cura trombolitica effettuata entro le 3 tre ore dallo scatenarsi dell’evento può andare a sciogliere con efficacia il trombo che ha causato l’occlusione. Da considerare comunque che la cura trombolitica con i vantaggi porta con sé dei rischi: l’accendersi di emorragie.

Inutile dire che la prevenzione resta la migliore delle cure.

Controllare con frequenza la pressione sanguigna e il livello di glicemia; ridurre o eliminare il consumo di tabacco; controllare il livello di colesterolo nel sangue; diminuire considerevolmente il consumo di alcol, sono tutti accorgimenti che portano ad una riduzione del rischio di ischemia cerebrale da non sottovalutare.

Ecco che pur essendo un evento clinico di non facile prevedibilità ediagnosi, la morte della giovane donna di Gela, lascia qualche dubbio sulla possibilità che un diverso comportamento dei medici al momento dell’accesso al Pronto Soccorso avrebbe potuto almeno salvarle la vita.

Dubbi su una presunta malasanità, un presunto errore medico, una presunta negligenza medica che la magistrature avrà il compito di sciogliere.

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