Risarcimento Malasanità

Ha del tragico la notizia riportata dal Gazzettino.

Una giovane donna di 27, in cinta, con le doglie, dopo varie peripezie tra vari ospedali perde il proprio bimbo e si vede asportare l’utero. Un caso di malasanità, di errore medico, che negherà per sempre la gioia della maternità ad una ragazza del padovano.

Un caso di malasanità che non riguarda le strutture sanitarie del Meridione, sempre più al centro dell’attenzione mediatica in queste ultime settimane, ma un tragico errore medico che ha come palcoscenico il benessere, la tecnologia, l’organizzazione del Nord produttivo e all’avanguardia.

Quando era in corso il settimo mese di gravidanza, la donna si sente male. Viene portata dal marito al primo ospedale dove la dimettono, negandole sintomatologie urgenti. Le insistenze dei coniugi non hanno risultato e vedendosi negare un’ambulanza, si precipitano in  auto in un’altra struttura, dove come prima accoglienza vengono dirottati al pronto soccorso ginecologico, che devono trovare con le proprie forze. Si perdono, e lo trovano con fatale ritardo.

Un’emorragia diffusa impedisce ai medici di tenere in vita il bimbo, e li costringono ad asportare l’intero utero alla giovane donna che rischia ancora di morire, essendo in coma farmacologico. I danni causati dall’emorragia, nella loro complessità, si devono ancora circoscrivere.

La donna era alla ventinovesima settimana di gravidanza. Le doglie sopraggiunte poteveno far rientrare il caso tra i cosidetti parti prematuri.

Viene definito parto prematuro un parto il cui travaglio si verifica tra la ventesima e la trentasettesima settimana di gravidanza. Le cause possono essere varie: distacco di placenta, eccesso di contrattilità uterina, eccesso di liquido amniotico, fibromi uterini, malattie infettive, malformazioni dell’utero ecc.

Si può sospettare il verificarsi di un parto prematuro in presenza di variegati sintomi: più di quattro contrazioni al minuto o più di otto in un ora, rottura delle membrane, dilatazione maggiore di 2 cm, raccorciamento del collo maggiore dell’80%, presenza di fibronectina ecc. E lo si può fare attraverso alcuni esami: esame speculare, pH vaginale, fibronectina vaginale, ecografia, ecc.

Se si verifica prima della 20esima settimana, sono veramente minime le possibilità dio sopravvivenza del feto. Tra la 23esima e la 25esima settimana sopravvivono tra il 10 e il 50% dei nascituri, ma il 20-30% di questi rischia di presentare complicanze neurologiche. Tra la 25esima e la 27esima settimana soppravvive tra il 50 e l’80% dei nascituri, ma il 10-25% di questi potrebbe presentare complicanze neurologiche. Dopo la 26esima settimana, in generale, la prognosi è molto positiva.

Secondo le statistiche, quindi, il caso di Padova, avrebbe dovuto prevedere un esito diverso. Ecco perchè si avanza il sospetto di malasanità, di errore medico.

Possiamo chiamarla malasanità, errore medico, o usare altre termini. Difficile trovare parole adatte per descrivere il percorso tragico che porta dall’evento più “divino” della nostra esistenza, la nascita di un bambino, all’incubo che nessuno di noi vorrebbe vivere, la perdita del proprio figlio e l’impossibilità di averne.

 

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