Risarcimento Malasanità

 

E’ una notizia che ha fatto scalpore nell’ambito del risarcimento per danni da errore medico, da malasanità.

A Ravenna, la sentenza del Tribunale ha disposto che l’Usl dovrà pagare un risarcimento di 2 milioni di euro ai familiari di un paziente deceduto nel 1999 a causa di un tumore alla prostata non curato.

Un cancro diagnosticatogli nel 1995 e che dopo un intervento chirurgico sembrava risolto.

Il motivo della richiesta risarcitoria rivolta alla struttura sanitaria fatta dai parenti della vittima, si è fondata sull’approsimativa gestione medica del post-operatorio con la negligente mancanza di una precisa terapia che avesse l’obiettivo di ridurre al minimo le possibilità di una ricomparsa della malattia.

Saranno la moglie e i figli i destinatari di questo maxi-risarcimento, giunto alla fine di una vertenza, iniziata solo nel 2005, che ha riconosciuto la ragione delle loro pretese.

Il tutto era iniziato quasi 10 anni prima dell’inizio della causa, nel 1995, quando all’uomo di 53 anni venne diagnosticato un carcinoma con alto grado di malignità. Subito si intervenne con una resezione trans-uretrale presso il reparto di Urologia dell’ospedale di Ravenna.

Il rischio di recidiva, data l’aggresività constatata della malattia, doveva considerarsi alto e l’uomo venne dimmesso con l’obbligo di controlli periodici.

Un esame delle urine effettuato nell’anno seguente evidenziò delle anomalie, confermate poi alla fine dello stesso anno dal controllo di routine che arrivò a sospettare un’inizio di recidivia.

 

A metà del 1997 gli esami avrebbero dovuto destare più preoccupazioni ad un occhio più attento, di quelle che effettivamente innescarono.

E sta proprio qui la sensazione dei famialiri che li ha portati a pensare che non si fosse fatto tutto il possibile per curare con efficacia il proprio caro, e nel momento che la situazione precipitò, li condusse a pensare di essere stati vittime di un episodio di malasanità, di danno medico, di errore medico meritevole di una richiesta di risarcimento.

 

Nessun accertamento più approfondito fu messo in essere, nonostante i segnali, e quando a metà del 1998 l’uomo viene ricoverato per un problema vascolare e si scoprì che il tumore aveva riattaccato i tessuti, i tentativi di cura sono stati troppo tardivi per impedire il fatale evolversi della malattia e l’uomo morì a gennaio del 1999.

Come detto la causa civile per danno da errore medico si avvia sei anni dopo e la sentenza stabilirà il nesso causale tra l’evento mortale e il comportamento dei medici, imputando a quest’ultimi il ritardo di una possibile cura che probabilmente avrebbe scongiurato il decesso.

Nonostante il tentativo della struttura e di tre compagnie assicuratrici di negare le responsabilità del’accaduto l’indagine medico-legale disposta del tribunale confermò che i dati in possesso dei medici dovevano consigliarli di agire in modo diverso.

Inquadrando la situazione come un problema di responsabilità contrattuale della struttura sanitaria, ed evidenziando la negligenza e il grave ritardo nel’intrapresa di azioni e cure utii, la sentenza ha riconosciuto sia il risarcimento a ogni singoo familiare per il lutto subito sia il risarcimento (riconosciuto agi eredi) del danno che causò all’uomo il riconoscimento di una disabilità de 100%. Il paziente, in altre parole, avendo coscienza dell’esito mortale, del negligente trattamento medico subito, soffrì un turbamento personale gravissimo.

Una sentenza che ha cercato di considerare nella sua completezza la gravità delle conseguenze subite da una famiglia a causa di una malasanità, una negigenza medica, un danno medico, un errore medico.

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