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Arriva una telefonata: “Durante una devitalizzazione dentale ho patito molto dolore che è perdurato anche nei giorni successivi. Posso richiedere il risarcimento al mio dentista?”
La risposta è no. Per carità, la risposta potrebbe essere anche più lunga ma la sostanza rimane negativa. In tutti i casi di “malasanità“, anche quella dentale, bisogna essere in grado di dimostrare che c’è stata non solo una negligenza, ma che questa ha provocato un danno consistente e duraturo. E questo deve essere confermato da un indagine di un medico esperto. Se mancano gli elementi sopradetti difficile poter pretendere la riparazione del danno.
Il dentista, fin da bambini, lo associamo a qualcosa che ha che fare con il dolore. Un minimo dolore, dipende poi dalla percezione soggettiva, si può già provare con la puntura dell’anestesia che serve per rendere insensibile la parte della bocca da curare.
Il dolore esiste nella cavità dentale infetta. Il dolore è ciò che ci porta a sederci sulla sedia del dentista. Se si ha bisogno di una cura del canale radicolare di un dente significa che questo dente ha la polpa infetta e provoca dolore. E’ un’intervento la cui difficoltà dipende dal numero dei canali da ripulire, dall’esatta lettura delle lastre che si necessita fare prima e dopo l’intervento. Ma lavorando direttamente sulla polpa dentale normale aspettarsi un minimo dolore.
Può succedere che l’eccessiva sofferenza dipenda dal non sufficiente uso di anestetico, ma quello che è sicuro è che è molto difficile stabilire se dipenda dalla situazione del dente precedente, da una normale conseguenza della procedura della cura o da un’effettiva complicanza della procedura di cura.
Quindi, a meno che non si riesca a provare che l’eccessivo dolore è stato causato da un comportamento effettivamente scorretto del dentista, diventa impossibile perseguire la strada della pretesa risarcitoria. Se fosse possibile dimostrare che c’è stata una negligenza, come potrebbe essere la dimenticanza di un ago dentro al canale, bisognerebbe comunque fare il passo successivo e dimostrare l’entità del danno di questa negligenza. Se il danno fosse minimo, la strada verso la soddisfazione risarcitoria si farebbe problematica.
Se invece le conseguenze fosse di tipo permanente e di una certa consistenza è possibile intraprendere con successo un’azione risarcitoria.
Per approfondimenti rivorgersi sempre ad un consulente che si occupa di malasanità.



