Risarcimento Malasanità

Nel pieno della modernità dove la tecnologia ha permesso passi in avanti impensabili solo 50 anni fa, non è ancora possibile, in Italia, partorire con la dovuta sicurezza.

 

La Commissione sugli Errori Sanitari, ha concluso che sono ancora troppe le strutture al di sotto degli standard minimi per garantire un parto sicuro. E al Sud la situazione è più marcata.

 

Da un esame delle segnalazioni che arrivano al vaglio della Commissione stessa, una su cinque sono relative a casi di presunto errore medico durante le fasi del parto.

 

Di queste, in otto casi su dieci, la madre o il piccolo perdono la vita. Va considerato che solo un terzo delle strutture prese in esame sono dotate di un reparto di Terapia Intensiva Neonatale.

 

Una situazione complicata acuita dagli ultimi eclatanti casi di errore medico, di malasanità che hanno scosso il paese: il piccolo morto al San Giovanni Addolorata di Roma per uno scambio di flaconi che ha portato nelle vene del neonato del latte al posto della soluzione fisiologica e il decesso di un bambino di 27 giorni al Policlinico di Messina in circostannze ancora da chiarire.

 

Da aggiungere al caso della donna che ha perso il figlio all’ottavo mese di gravidanza nel trasporto con l’ambulanza da una struttura sanitaria all’altra, qualche settimana fa a Cosenza.

 

La Commissione, nella relazione depositata, ha rimarcato come siano a rischio le situazioni di alcune strutture ospedaliere.

 

I reaparti di Terapia Intensiva Neonatale, come detto, spesso non sono presenti. Nelle strutture più piccole manca quasi sempre la doppia guardia ginecologica.

 

Anche il ricorso al taglio cesareo appare eccessivo secondo la Commissione sugli Errori Medici. Ma c’è da dire che il cesareo spesso porta ad evitare parti difficoltosi che possono portare a danni cerebrali del neonato.

 

Di certo il lavoro di un ostetrico non è oggi semplice, in equilibrio tra le sempre più numerose denunce per parti cesarei non effettuati o fatti in ritardo e le spinte “interne” a ridurne drasticamente la loro applicazione.

 

I momenti identificati come più critici del parto sono: la fase dilatante del travaglio e la fase espulsiva. Va ricordato che in sala parto deve essere presente l’anestesista, il neonatologo, l’ostetrica e il ginecologo

 

Va ricordato comunque che l’Italia gode ancora di un minor tasso di mortalità materna e perinatale rispetto a molti paesi dell’Occidente industrializzato.

 

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