
La questione della responsabilità medica per gli errori commessi dal medico durante il suo operato è da sempre al centro dell’attenzione.
Già, addirittura, nel codice Hammurabi, una tra le più antiche raccolte di leggi che l’umanità conosca, si stabilivano già alcune punizioni nel caso un medico commettesse degli errori durante lo svolgimento della sua attività.
E’ scritto ad esempio: “qualora un medico faccia una grande incisione con il coltello operatorio, e lo uccida, o apra un ascesso con il coltello operatorio, e tagli l’occhio, gli saranno tagliate le mani” (Codice di Hammurabi)
Gli antichi, quindi, pretendevano dal medico il risultato, e la sua responsabilità era giudicata in base all’esito del suo operato: se il paziente moriva, inevitabilmente, il medico andava punito.
Nella successiva legislazione romana cominciò ad essere abbozzata una responsabilità medica legata ad un comportamento colpevole.
Alcune fonti recitano: “Come non deve imputarsi al medico un evento mortale, così invece deve essergli imputato ciò che egli abbia commesso per imperizia: non deve essere considerato innocente chi, con il pretesto dell’umana fragilità, truffa gli uomini nel momento del pericolo”
Queste citazioni servono a confermare la convinzione che fin da quando è iniziata la pratica medica, ci si è posti il problema della responsabilità del medico nel suo operare.
Ed è facile comprenderne i motivi: l’errore medico mette in pericolo il bene primario della salute, e quindi la vita e l’incolumità degli individui.
Il fatto poi, che la lesione possa essere procurata da chi è tenuto a salvaguardare la salute, nel senso comune, può suscitare un giudizio meno morbido.
Ma bisogna essere disposti ad ammettere, che oggi, nonostante i continui progressi, la medicina non può essere di certo ancora definita una scienza esatta, né si può pretendere di essere garantiti nel risultato sperato. Ma questa considerazione non può, d’altro canto scusare tutti gli errori dei sanitari, che sono tenuti a fare tutto il possibile, in base alle conoscenze mediche del momento, per proteggere la salute dei loro pazienti.
Negli ultimi tempi, è indubitabile, il numero di cause civili e denunce penali contro medici e strutture sanitarie ha subito un’impennata. Questo è il frutto dell’aumentata consapevolezza dei propri diritti da parte dei cittadini, da un’accresciuta aspettativa, in conseguenza del progresso scientifico, degli stessi e dall’evidente mutamento nel rapporto tra medico e paziente, una relazione spesso ormai impersonale che aumenta la sensazione di non essere stato seguito con la necessaria cura.



