Una nuova indagine ha portato nuovo scalpore in un ambito, quello della malasanità, dell’ errore medico, della responsabilità per colpa medica, che tende ad apparire come un “grande pentolone” del quale, fin’ora, sembra si sia solo sollevato il coperchio e l’entità del problema solo percepita superficialmente.
Si parla di 163 morti in un anno e mezzo dal nord al sud Italia, dove la maglia nera la indossano le sanità della Calabria e della Sicilia. Chi più chi meno, sono coinvolte tutte le regioni della nazione con dati meno preoccupanti nella Marche, nel Trentino Alto Adige e nel Friuli Venezia Giulia.
L’indagine diffusa dal presidente della Commissione parlamentare sugli errori sanitari Orlando, parla di un morto ogni due giorni per malasanità, per errore medico o responsabilità della struttura sanitaria.
Ad uno sguardo attento i dati tendono più a puntare l’indice accusatore contro l’organizzazione e la gestione delle strutture sanitarie piuttosto che alla poca diligenza e alla poca capacità dei medici. Alla crescita della consapevolezza della salute come un bene primario tale da essere considerato un diritto inalienabile, si lega l’esponenziale ricorso alle denuncie da parte dei cittadini.
Si sottolinea l’importanza, non solo di costringere chi sbaglia a pagare, ma anche di capire in fretta l’eventuali anomalie organizzative della struttura sanitaria, in modo da non rendere ripetibili errori gravi, colpendo e risolvendo la problematica nel suo focus.
Secondo Orlando, manager poco preparati sono la causa di un escalation che ha portato a migliaia di denunce l’anno per malasanità, per errore medico.
Esiste un problema di efficienza della rete ospedaliera, di mancanza di strutture, di tanti ospedali dalle dimensioni oramai inadeguate ai bisogni della gente. Forse, il medico che è la fine della catena, ed è colui contro il quale spesso ce la prendiamo, dovrebbe essere lui stesso a protestare contro il sistema e contro le condizioni in cui lavora.
Nel volume “La dimensione cognitiva dell’errore medico” si può leggere che i morti in ospedale, per malasanità, per errore medico sono il 2,5% circa del totale dei decessi in Italia. Più dei morti per incidenti stradali. I numeri della ricerca obbligano a cercare delle soluzioni.
Il danno economico è astonomico: 260 milioni di euro all’anno. Nell’80% dei casi, secondo questa indagine, non c’è diretta responsabilità del medico, ma cattiva organizzazione, poche risorse e una gestione che non riesce a rendere la struttura funzionante.
Un terzo delle denunce si conclude con la condanna di un medico, per un caso di malasanità, di errore medico, di negligenza medica.
Il quadro allarmante che ne emerge è quello di una medicina organizzata e proiettata verso principi più quantitativi che qualitativi, che può diventare più una minaccia per la salute che una cura.




