Risarcimento Malasanità

Una storia che, iniziata da un errore medico, da una diagnosi errata, si è trasformata in un incubo per un’intera famiglia.

La vicenda si svolge in Sicilia ed ha inizio nel 2005 quando ad un uomo viene diagnosticata la sindrome di Alzheimer, la tristemente nota affezione neurologica cronica e progressiva caratterizzata da un’alterazione intellettuale irreversibile che sfocia in uno stato di demenza.

Nel settembre del 2005 l’uomo viene ritenuto dall’Usl di Trapani un soggetto non più idoneo alle mansioni assegnate e ne impiegabile in mansioni diverse.

A novembre dello stesso, quello che si rivelerà un errore medico, viene confermato dalla Commisione Provinciale dei Servizi Vari del Ministero dell’Economia: inidoneo in modo assoluto e permanente a prestare servizio nella qualifica di appartenenza, trovandosi nell’assoluta impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa.

Si cercano quindi altri pareri fuori dalla Sicilia e si va al Nord.

A Milano, al Regina Elena le visite previste e gli esami effettuati danno un esito diverso, profilando quello che si rivelerà un errore medico, un errore di diagnosi pesante per i risvolti che subirà la famiglia: depressione maggiore.

Della precedente diagnosi di Alzheimer?

Nessun segno.

Ma intanto, con il ritorno in Sicilia, a giugno del 2006 il Dipartimento di Salute Mentale di Marsala emette la pesante diagnosi: demenza senile tipo Alzheimer con grave depressione e manifestazioni deliranti.

Il pensionamento precoce e l’inabilità dichiarata sono il normale proseguo alla suddetta diagnosi errata.

La diagnosi ha odore di sentenza: dall’Alzheimer non si guarisce e quindi non c’è scampo e naturalmente non si può più lavorare.

Per ben nove mesi l’errore medico, la diagnosi sbagliata porterà il paziente ad essere curato con i farmaci tipitici previsti per l’Alzheimer fino al punto in cui il peggiorare della situazione clinica convince i familiari a rivolgersi in modo definitivo a strutture fuori della Sicilia.

Prima a Torino presso il San Giovanni Battista, poi a S.Raffaele di Milano, verrà confermata la diagnosi delineata al Regina Elena, gettando luce su un errore medico, un errore diagnostico dalle pesanti ripercussioni: disturbo depressivo maggiore.

Di nuovo, per ben tre volte … niente Alzheimer.

Ma l’altalena contnuerà la sua parabola arcuata fino al marzo del 2008 quando il responsabile del Centro di Salute Mentale di Trapani, conferma la diagnosi di depressione escludendo quella di Alzheimer, evidenziando definitivamente l’errore medico, l’errore diagnostico iniziale

Risultato

L’errore medico, l’errore diagnostico iniziale ha gettato una famiglia in tre anni d’inferno a cui nessuno ora sembra poter essere in grado di porre rimedio.

La famiglia vive con 800 euro al mese e chiede giustizia.

Il paziente ha chiesto di tornare al lavoro ma non ha ottenuto risposta. Ha poi chiesto i danni all’Asl ma quest’ultima ha cercato di scaricare la responsabilità sul Ministero dell’Economia.

Una situazione molto scomoda iniziata dal clamoroso errore medico, errore diagnostico di un medico.

Un altro caso di malasanità, per adesso presunta, che mette in allarme tutta la collettività.

 

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