Risarcimento Malasanità

 

La diagnosi sbagliata delle condizioni di un paziente è uno dei casi più diffusi, che chiamano in causa una responsabilità medica e quindi il sorgere di un diritto risarcitorio, nel momento in cui tale errore abbia provocato delle conseguenze evitabili con una diagnosi corretta.

Come accade?

Semplicemente parte da una lettura sbagliata di un esame diagnostico, quali possono essere gli esami del sangue, una TAC, un’ecografia.

Altro esempio in cui si può verificare una diagnosi sbalgiata può essere quando durante una operazione chirurgica, sorgono delle complicazioni, e non ci si accorge di una perforazione causata e non riconosciuta. Il paziente viene spedito a casa e nell’arco di qualche giorno o settimana le sue condizioni peggiorano inspiegabilmente.

Queste diagnosi sbagliate portano ad un peggioramento della situazione di salute del paziente e di solito emergono quando  il danno è ormai evidente a tutti.

Spesso, si tenta di far passare questi errori di valutazione diagnostica come “rischi conosciuti e insiti al tipo di lavoro” ma resta il fatto che il danno procurato dal fallire una diagnosi nei tempi previsti, è una base di partenza solida per chiedere il risarcimento e farselo riconoscere.

Casi di “mancata diagnosi” , di “errata diagnosi” sono all’ordine del giorno. Il problema è forse rendersene conto e riconoscerli.

Tra gli errori diagnostici più pericolosi ci sono quelli che riguardano la mancata diagnosi di un cancro. Spesso sono fatali.

Sono ormai conosciuti ed eloquenti i sintomi che possono far sospettare la presenza di qualche forma di cancro. E non mancano certo le possibilità per approfondire e rendere più chiari questi sospetti.

I casi di fallita diagnosi di un cancro sono comuni:

  • la donna che, nonostante si sottoponga regolarmente agli esami, scopre da un “auto-palpazione” di avere un nodulo al seno.
  • L’uomo che annualmente si sottopone a controlli e scopre troppo tardi l’errore di lettura degli esami da parte del radiologo.
  • Il medico che interpreta male i “markers tumorali” evidenziati dagli esami del sangue.
  • L’internista  che valuta superficialmente la presenza di sangue nelle urine

Ognuno di questi esempi può essere la base di partenza per una diagnosi errata che comporta l’impossibilità di curare un cancro nella sua fase iniziale, e magari riuscire ad evitare terapie troppo invasive.

Senza un immediato riconoscimento della situazione, diminuiscono le possibilità del paziente di migliorare la propria aspettativa di vita, peggiorandola ogni giorno in cui la mancata diagnosi si prolunga.

La domanda chiave da farsi in un ottica di pretesa risarcitoria è:

Se la situazione fosse stata valutata nella sua esatta realtà per tempo, le conseguenze e la terapia curativa sarebbero state diverse?

Se la risposta è sì, allora pretendere un risarcimento diventa un diritto.

Se ti serve aiuto …. eccoti la chiave

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