Risarcimento Malasanità

Per quanto riguarda la risarcibilità del danno biologico, inteso come menomazione dell’ integrità psico-fisica della persona indipendentemente dalle ripercussioni sulla capacità lavorativa o di guadagno del soggetto, sono sorti nel tempo due indirizzi dalla giurisprudenza di merito.

Il primo tende a considerare la determinazione del danno biologico sulla base di criteri equitativi, sebbene riferiti al valore medio del punto di invalidità.

Il secondo si orienta invece verso una quantificazione uniforme per tutti i danneggiati sulla base del triplo della pensione sociale.

La Cassazione ha sempre sostenuto che il criterio di valutazione del danno biologico debba essere sempre quello equitativo e i valori del punto di invalidità sono ormai chiaramente fissati in forma tabellare.

Di certo non è sempre facile quantificare i  danni attinenti alla persona fisica.

Come si calcola, ad esempio, il danno sofferto dai genitori che hanno perso un figlio in un incidente stradale?

Non ci può essere, evidentemente, un “prezzo di mercato” a cui riferirsi.

Ma poiché si deve sempre giungere ad un risarcimento sia per compensare in qualche modo la vittima, sia per mantenere l’efficacia deterrente del sistema di responsabilità civile, la soluzione sembra proprio quella adottata dalla giurisprudenza, della posizione economico-sociale ricoperta dalla vittima. Partendo da queste posizioni si arriva ai criteri del danno emergente e del lucro cessante, tenendo conto del guadagno della vittima, della capacità lavorativa, dell’età del soggetto.

Ma anche se il soggetto leso non ha raggiunto l’età lavorativa, avrà comunque diritto ad un risarcimento del danno patrimoniale che in assenza di criteri obiettivi per la sua esatta quantificazione, andrà determinato in via equitativa.

Così si è espressa la Cassazione secondo la quale “la risarcibilità non resta esclusa dalla mancanza di criteri obiettivi per l’esatta quantificazione del danno da risarcire, stante il potere-dovere del giudice di ricorrere a una stima equitativa considerando tutte le circostanze del caso concreto.

Bisogna tenere anche in considerazione l’ipotesi di danno futuro, inteso come lucro cessante subito dai congiunti della vittima quando questa contribuiva con il proprio reddito alla formazione del reddito familiare.

Il danno futuro sussiste anche nell’ipotesi in cui la vittima non godeva di un reddito proprio al momento del decesso.

La giurisprudenza infatti, ai fini del risarcimento del danno, ha ritenuto che sia sufficiente la circostanza che la persona avrebbe comunque comportato per i superstiti il conseguimento di un vantaggio economico.

L’applicazione di tale principio si ritrova nell’ipotesi del lavoro della casalinga, per cui nel caso di decesso a causa dell’altrui fatto illecito, i congiunti hanno diritto al risarcimento del danno che si concretizza nella perdita di una serie di prestazioni economicamente valutabili, quali la cura, l’educazione, l’assistenza cui avevano diritto nell’ambito del rapporto familiare.

Così come nell’ipotesi del minore  deceduto a seguito di un sinistro stradale, è risarcibile il danno futuro costituito dall’apporto patrimoniale che normalmente e presumibilmente avrebbe conseguito se non fosse intervenuto il fatto illecito.

In seguito a un preciso intervento della Corte Costituzionale si è consolidato il principio della risarcibilità del danno biologico, a prescindere dagli effetti economici negativi, che trova la sua giustificazione nel pregiudizio arrecato a interessi non economici aventi rilevanza sociale, quali, appunto, le lesioni all’integrità psico-fisica della persona.

 

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