
Per rendere comprensibile il significato delle diverse possibile risposte alla terapia in presenza di una cancro è necessario puntualizzare il rapporto tra dimensioni della massa tumorale clinicamente misurabile e il numero delle cellule neoplastiche.
In un tumore in fase avanzata, ad esempio con una massa di 8 cm cubi di volume, corrisponde a 10 miliardi di cellule neoplastiche, mentre una massa tumorale di un centimetro cubo di volume contiene 1 miliardo di cellule tumorali.
Un tumore di 1 millimetro cubo di volume corrisponde a 1 milione di cellule neoplastiche.
La remissione parziale di una massa tumorale di 8 centimetri cubi corrisponde ad un riduzione del numero di cellule pari ad un’unità logaritmica. La remissione completa con scomparsa di una massa tumorale iniziale di 8 centimetri cubici, ottenuta con distruzione del 99,9% delle cellule tumorali corrisponde ad una riduzione pari a 4 unità logaritmiche del numero di cellule neoplastiche.
Da tutto questo si può affermare che:
- una remissione inferiore al 50% non ha mai un impatto significativo sulla sopravvivenza
- alla remissione completa ottenuta con la terapia dovrebbe seguire una fase di consolidamento, con ulteriori cicli di terapia
- solo le remissioni complete possono determinare un prolungamento della sopravvivvenza
- la remissione completa è la base imprescindibile per arrivare alla guarigione, ma non si identifica necessariamente con essa
Un paziente affetto di tumore può considerarsi guarito dopo il raggiungimento della remissione completa se rimane libero da malattia ed ha la stessa aspettativa di vita di un soggetto di uguale sesso ed età non affetto da cancro.
Il rischio di ricaduta dopo il trattamento tumorale guaritivo decresce nel tempo fino ad un momento (1-4 anni) passato il quale il rischio è minimo.
Nel caso di tumori a rapida crescita, come i linfonomi non-Hodgkin ad alto grado, il tumore di Wilms e il carcinoma del testicolo, il tempo dopo cui il paziente libero da malattia può considerarsi guarito è di 2-3 anni. Nella malattia neoplastica di Hodgkin tale tempo è di 4 anni.
Nel caso di tumori a lenta crescita, quali il carcinoma mammario, sebbene il rischio di ricaduta decresca con il tempo, si rende necessaria un’attesa superiore ai 10-15 anni per poter considerare una paziente guarita.
Sulla base di queste considerazioni i pazienti guariti possono essere definiti come la proporzione di soggetti che sopravvivono senza alcuna evidenza di malattia oltre il tempo dopo il quale il rischio di ricaduta si avvicina allo zero.
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