Risarcimento Malasanità

La responsabilità dell’Assistente e del medico specializzando

Il medico con qualifica funzionale di assistente di un ente ospedaliero, appartiene alla posizione iniziale e collabora con il primario e con gli aiuti nei loro compiti e per questo svolge funzioni medico-chirurgiche di supporto, deve seguire le direttive organizzative dei superiori.

La sua collaborazione è vincolata alle scelte terapeutiche, alle istruzioni e alle iniziative del primario e dell’aiuto primario.

Ha la responsabilità dei malati a lui affidati e provvede direttamente nei casi di urgenza.

Non è tenuto, nella cura dei malati, ad un pedissequo ed acritico atteggiamento di sudditanza verso gli altri sanitari. Non riveste affatto la posizione di mero esecutore di ordini, ma gode di un’autonomia vincolata alle direttive ricevute.

Quindi l’assistente medico, nel momento in cui si accorga di elementi di sospetto percepiti o percepibili con la necessaria diligenza e perizia, ha il  dovere di segnalarli e di esprimere il proprio dissenso.

La giurisprudenza, in applicazione a tali principi, ha ritenuto che l’assistente, dopo aver assistito alle complicanze di un parto, non è responsabile delle gravi lesioni derivatene alla partoriente, non essendogli consentito dalla normativa succitata di discostarsi dalle direttive ricevute, salvo il predetto motivato dissenso.

La legislazione precisa che il medico in corso di specializzazione, sotto la guida del tutor, deve partecipare a tutte le attività mediche dell’unità operativa alla quale viene assegnato, divenendo parte vera e propria dell’equipe della struttura in cui opera.

Lo specializzando svolge la sua attività seguendo le indicazioni del suo tutor, il quale deve favorirne la graduale responsabilizzazione ed autonomia gestionale nell’ambito di una formazione che deve essere costantemente verificata e controllata.

L’attività del medico in corso di specializzazione non può mai essere sostitutiva del personale di ruolo.

Ma anche se il quadro normativo appare chiaro, la giurisprudenza riconosce allo specializzando una diretta responsabilità medica per le attività compiute, anche se svolte sotto la direzione del docente, in quanto la sua prestazione comporta sempre l’assunzione della posizione di tutela del diritto alla salute del paziente, come ogni altro operatore sanitario.

Il medico specializzando per andare esente da responsabilità medica non deve supinamente e acriticamente eseguire l’attività richiesta dal tutor, ma ha il preciso obbligo di astenersi dell’eseguire la pratica richiesta che metterebbe a rischio la salute del paziente, ed il dovere di segnalare al suo superiore l’inesattezza o l’inopportunità che egli abbia riscontrato nella stesura o nelle modalità applicative di tali direttive.

Il medico nelle sue funzioni è tenuto ad una diligenza che non è solo quella media e generica del buon padre di famiglia, ma quella del debitore qualificato tenendo conto della condotta e delle accortezze in concreto richieste ad un tecnico esperto nel campo dell’intervento, a prescindere da quella che è la maturata esperienza del medico.

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