Risarcimento Malasanità

L’aborto

L’interruzione volontaria della gravidanza è regolata dalla Legge 194/1978 ed è consentita entro i primi 90 giorni dal concepimento quando si verifichino situazioni per le quali la prosecuzione della gravidanza provocherebbe un serio pericolo per la salute psico-fisica della donna anche considerando le condizioni economiche, sociali o familiari, le circostanze del concepimento, le prevedibili anomalie o malformazioni del concepito.

La legge non indica il mezzo con cui deve essere procurato l’aborto, che può quindi essere realizzato con qualsiasi mezzo, chimico, fisico o meccanico idoneo allo scopo

L’interruzione della gravidanza deve avere come scopo la morte del concepito, se il feto non muore si ha acceleramento del parto.

La regolamentazione penale individua tre ipotesi di reato relativi all’aborto:

  • interruzone volontaria della gravidanza senza l’osservanza delle modalità previste dagli art. 5, 7 e 8 e fuori dai casi dell’art. 6 della legge di riferimento
  • interruzione illecita di donna non consenziente
  • aborto ed accelerazioni del parto colposi

 

Gli art. 5, 6, 7 e 8 indicano una serie di modalità da osservare. Per quanto riguarda l’art. 5 sono da considerare essenziali gli accertamenti medici e l’indagine economica, sociale e familiare compiuti dai sanitari del consultorio o della struttura socio-sanitaria, o dal medico di fiducia e il rilascio del certificato d’urgenza o della copia del documento che attesta lo stato di gravidanza e la richiesta della donna.

 

Con gli art. 6 e 7, risultano essenziali gli accertamenti medici rivolti ad accertare il grave pericolo per la vita o per la salute della gestante.

 

L’art. 8, invece pone importanza affinchè l’intervento venga effettuato da medici specializzati.

 

L’art 6 prevede che dopo il novantesimo giorno la gestante possa esercitare il diritto all’aborto, solo in presenza di tre condizioni legali:

 

  1. sussista un processo patologico (fisico o psichico, anche indotto da accertate malformazioni del feto) in atto per la madre
  2. sussista il pericolo (da accertare) che tale processo patologico degeneri, arrecando un danno grave alla salute della madre.
  3. 3.   Non sussista possibilità di vita autonoma per il feto

 

Per possibilità di vita autonoma del feto si intende quel grado di maturità del feto che gli consentirebbe una volta estratto dal grembo della madre, di mantenersi in vita e di completare il suo processo di formazione anche fuori dall’ambiente materno.

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