Risarcimento Malasanità

1- Non ci sono gli elementi necessari per dimostrare che c’è stato un errore medico.

Cosa vuol dire?

Semplicemente che bisogna evidenziare che il medico nella gestione della situazione di salute del paziente si è “allontanato” da quelli che sono le procedure previste per quel determinato caso, quelle che compongono, per le conoscenze mediche e scientifiche di quel momento la “buona” cura.

Come si fa?

Semplicemente sottoponendo la documentazione medica più completa possibile all’analisi di professionisti esperti affichè si faccia luce sul comportamento professionale tenuto dal medico.

2- Non si possiede nessun elemento per sostenere che l’errore ha provocato un danno.

Non bisogna solo dimostrare che c’è stato un errore, ma anche che questo sbaglio ha creato un danno.

Anche in questo caso, solo l’analisi di professionisti esperti della documentazione medica, può dare la possibilità di comprendere la fondatezza e la consistenza del danno subito.

Se manca questo elemento, procedere verso una richiesta risarcitoria non ha molto senso.

3- Il danno causato dall’errore medico non è significativo e/o permanente.

Ma cos’è un danno significativo?

Senza scendere nei particolari tecnici, un danno viene considerato significativo quando disabilita dal fare delle attività quotidiane che eravamo usi compiere. Un danno che ha dei risvolti permanenti cioè a durare a lungo nel tempo. Senza prendere ad esempio casi eclatanti basti pensare ad una cicatrice o ad una frattura. Ci sono molti tipologie di danno significative, e ognuna di queste può colpire in modo diverso le singole persone, perchè in ogni persona gli elementi che compongono l’esistenza possono essere diversi. Chi gestisce il caso ha bisogno di capire in che modo e con quale intensità l’errore medico ha peggiorato l’esistenza dell’assistito. Chi gestisce il caso, se onesto, ha bisogno di capire se può portare al proprio assistito un risultato tangibile.

4- L’assistito non racconta la verità sul proprio passato o sui fatti che costituiscono il presunto caso di malasanità.

Non ci stancheremo mai di dire che l’onestà e la sincerità è tutto. Mentire o tenere nascosti dati o elementi importanti non porta da nessuna parte.

5- L’assistito non si fida molto del proprio consulente e vorrebbe entrare pesantemente nelle scelte di gestione della pratica.

La fiducia reciproca è la base del successo. Certe persone sono convinte di saperne di più del proprio consulente. Ma la questione non è questa. Il nodo da risolvere è che se non si ha la necessaria fiducia nell’operato di chi, al quale, si affida il proprio caso, è chiaramente meglio troncare il rapporto, per entrambi.

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