E’ indubbio che il costante progresso tecnico-scientifico degli ultimi anni, nel campo della conoscenza medica e della diagnostica, ha condotto verso un importante riduzione della mortalità materno-fetale.
D’altro canto però, sono esponenzialmente aumentate le attese e le pretese dei pazienti ospedalieri, che digeriscono male anche le non prevenibili e conosciute complicanze legate al parto.
Si sta assistendo, negli ultimi anni, ad un forte incremento delle controversie e del contenzioso giudiziario, sia in campo penale che civile.
La responsabilità del medico specialista in ostetricia e ginecologia è spesso legata a situazioni di diagnostica prenatale, di diagnostica perinatale, alla valutazione e gestione di casi di distocia di spalla, ai trattamenti finalizzati all’interruzione di gravidanza, alla sterilizzazione o a casi di riproduzione assistita.
Nella diagnostica prenatale le possibilità di errore sono legate al l’espletarsi delle singole tecniche di esame, con il correlato rischio di aborto, che l’invasività di alcune di esse porta con sè.
Normale, date le premesse, che un’accurata informazione alla paziente sulla portata effettiva dei rischi conessi all’indagine sia fondamentale.
L’ecografia, in questa fase, rappresenta la tecnica d’esame a cui si fa più ricorso.
Va da sè, quindi, che una delle possibili controversie per responsabilità medica, stia proprio nell’eventualità di un errore nella lettura dell’ecografia.
C’è da dire che la mancata diagnosi in epoca precoce di una anomalia, non è sempre da ricondurre ad un’imperizia dell’operatore preposto alla lettura dell’ecografia.
L’importante è che l’operatore riveli sempre nel referto ciò che ha riscontrato e si impegni a promuovere ulteriori indagini nel momento che il suo rilevamento lasci qualche dubbio da risolvere.
Per quanto riguarda il grado di specializzazione dell’operatore preposto alla lettura diagnostica dell’ecografia, c’è da dire che non esistono norme in Italia, che impongano una specializzazione particolare per chi si occupa di ecografia ostetrica e gineologica.
E non esiste un albo che raggruppicoloro che in specifico si dedicano a questo settore diagnostico.
Per quanto riguarda la diagnostica perinatale, una delle casistiche che con più ricorrenza si trasformano in controversie medico-legali sono legati a presunti ritardi nell’esecuzione del taglio cesareo.
In altre parole le contestazioni si rivolgono spesso verso la metodologia di conduzione di travaglio di parto di fronte ad un tracciato cardiotocografico che presenta dei dubbi su una possibile sofferenza anossico-fetale.
Non è possibile estrapolare regole generali adattabili ad ogni singolo caso in modo da circoscrivere con sicurezza le eventuali responsabilità mediche.
Generalmente nello studio di queste tipologie di presunti casi di errore medico, vanno tenute in grande considerazione le caratteristiche del tracciato sia per le modalità e i tempi di registrazione, sia per il significato da attribuire ad eventuali anomalie (decelerazioni, rapporto con le contrazioni).
Fondamentale è definire e comprendere a quale grado di monitorizzazione la partoriente è stata sottoposta e il tempo intercorso tra la diagnosi di una possibile sofferenza ipossico-fetale e l’esecuzione del taglio cesareo.
Oltrettutto, importante è la valutazione delle eventuali lesioni fetali al fine di individuare la natura e l’epoca di comparsa della problematica, elementi necessari per definire il rapporto di causalità tra l’omissione e il danno.
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