Vizio del Consenso Informato
Una struttura sanitaria viene condannata a risarcire una donna che, sofferente di una cronica incontinenza urinaria, venne sottoposta ad un intervento chirurgico che prevedeva l’inserimento di un apparecchio stimolatore delle radici sacrali.
Ne seguirà un vero calvario fatto di visite specialistiche e nuovi interventi.
La motivazione che condurrà al risarcimento sarà principalmente indicata attorno alla mancata adeguata informazione alla paziente del tipo di intervento e delle possibili conseguenze.
Disorganizzazione della Struttura Sanitaria
Due giovani stranieri vengono risarciti a causa della nascita della loro piccola con gravi problemi cerebrali permanenti.
La struttura viene incolpata per la non adeguata organizzazione, dato che la mancata presenza in sede di un’equipe di emergenza, pronta a far fronte alle problematiche urgenti, ha portato ad estrarre il feto che presentava evidenti segni di sofferenza ipossico-ischemica con gravissimo ritardo.
Chirurgia generale
Ad ragazzo molto giovane, sofferente di una piccola tumefazione scrotale viene diagnosticata la presenza di un varicocele clinico e suggerito un intervento chirurgico. Il post-operatorio, però è caratterizzato da una progressiva diminuzione del volume del testicolo, e alla fine viene riscontrata una effettiva ipotrofia del testicolo.
La menomazione porterà a pesanti risultati psicologici per l’adolescente.
Verrà accertata l’imperizia degli operatori relativamente alla grave lesione accidentale del circolo arterioso del testicolo, tale da provocare la atrofia totale della ghiandola.
La famiglia viene risarcita.
Oncologia
Un paziente sofferente di un carcinoma al colon retto viene sottoposto prima ad intervento chirurgico di asportazione del segmento intestinale interessato dal tumore, poi ad un serie di cicli chemioterapici.
Questi cicli chemioterapici sono accompagnati dall’impiego del farmaco antiblastico Gamma che prevede, tra gli effetti collaterali, la nefrotossicità, cioè possibili conseguenze alle funzioni renali.
L’uso eccessivo di tale farmaco, oltre i dosaggi massimi indicati in letteratura medica, portò il paziente ad essere sottoposto ad emodialisi e con il progressivo aggravarsi delle condizioni cliniche, al decesso.
La struttura ospedaliera e i due oncologi che avevano seguito il paziente furono condannati a risarcire la famiglia.
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