Risarcimento Malasanità


Radiologia

Un uomo muore per le conseguenze di un adenocarcinoma polmonare. Un anno prima un’errata diagnosi radiografica non aveva individuato il problema.

La struttura ospedaliera e il medico radiologo vengono condannati a risarcire la famiglia.

Ginecologia e Ostetricia

1) Il primogenito di una famiglia sta per venire alla luce. Le contrazioni sono regolari ma si riscontra una presentazione cefalica con testa deflessa, fenomeni di brachicardia e una mancata progressione dell’estremo cefalico.

Si continuerà optando per il parto naturale. Il bimbo viene alla luce dopo molte ore di travaglio.

Al bimbo viene diagnosticata un’asfissia in conseguenza di una sofferenza fetale che porta dritto ad una gravissima encefalopatia.

Il mancato pronto intervento attraverso il taglio cesareo sarà l’accusa che porterà la struttura e il medico ginecologo ad essere condannati al risarcimento per il grave danno permanente procurato.

2) Ad una giovane donna straniera al settimo mese di gravidanza gli si rompono le acque. La relativa corsa in ospedale e il pronto ricovero nel reparto di Ostetricia e Ginecologia, portano, il mattino seguente, alla nascita del piccolo, dopo un lunghissimo travaglio.

Di quello che avviene nelle ore successive, ben poco viene registrato in cartella clinica.

Sono state compiute manovre di rianimazione o ci si è limitati a monitorare passivamente la situazione?

Sta di fatto che il bimbo viene trasferito nel reparto di Patologia Neonatale di un’altra struttura con una diagnosi di “prematurità e distress”. La definitiva diagnosi dopo un mese e mezzo di cure è drammatica “Prematurità. Convulsioni. Sindrome respiratoria. Leucomalacia periventricolare cistica”.

Il gergo tecnico può essere incomprensibile ma la realtà concreta sarà molto chiara ai familiari: gravissimi deficit motori, cognitivi, comunicativi e relazionali. Il bimbo è costretto ad un trattamento quotidiano fisioterapico, logopedico e cognitivo.

Le conclusioni del consulente nominato dal tribunale indicheranno un’inadeguatezza della struttura medica nella possibilità di gestire la nascita di bambini prematuri, nella negligente omissione della terapia tocolitica al fine di ritardare il parto, nella negligente omissione di una terapia cortisonica al fine di accelerare la maturazione polmonare del feto e prevenire la sindrome da distress operatoro, nella omissione del monitoraggio e conseguente supporto delle funzioni vitali del neonato.

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