Risarcimento Malasanità

Per verificare la situazione clinica e di salute del feto ci sono anche metodi definiti “biochimici” come l’ossimetria pulsata, la valutazione dell’equilibrio acido-base o del lattato su un campione di sangue fetale e l’amnioinfusione transcervicale.

Ossimetria Pulsata

L’ossimetria pulsata è un metodo non invasivo che permette una valutazione continua, durante il travaglio di parto, dell’ossigenazione fetale.

Può essere utilizzata solitamente in presenza di un cardiotocogramma sospetto.

Attraverso un sensore che emette raggi infrarossi, si valuta la saturazione in ossigeno del sangue fetale, calcolando il rapporto dell’assorbimento fra la luce rossa e la luce infrarossa.

Monitoraggio biochimico attraverso la determinazione dell’equilibrio acido-base.

Si tratta di una tipologia di monitoraggio complementare al monitoraggio elettronico della frequenza cardiaca fetale ed è  importante per confermare l’eventuale ipossia fetale in casi di tracciati sospetti o patologici.

E’ una procedura che richiede usualmente tra i 5 e i 10 minuti. La donna è in posizione laterale o supina con un cuscino sotto il fianco destro.

Viene introdotto un amnioscopio in vagina fino a raggiungere la testa fetale sulla quale lo strumento viene premuto leggermente. Viene asportato liquido amniotico, muco e sangue. La testa fetale viene spruzzata con cloruro di etile con l’obiettivo di determinare un’iperemia reattiva.

Viene steso un velo d’olio di paraffina per raccogliere il sangue sottoforma di gocce. Si punge lo scalpo fetale con una lama di 2mm protetta e sporgente e si raccoglie il sangue per diffusione, senza bolle d’aria, in un capillare con eparina per la determinazione dell’equilibrio acido-base, oppure in capillare senza eparina per la determinazione del lattato.

A seguito del prelievo bisogna controllare il sito di incisione tamponando fino alla fine del sanguinamento.

Valori del pH maggiori o uguali a 7,25 o del lattato minori a 4,2 mmol/l fanno presumere che la situazione è sottocontrollo.

Valori del pH tra 7,21 a 7,25 o lattato tra i 4,2 e i 4,8 mmol/l sono considerati specifici di una situazione “borderline”. E’ necessario ripetere l’esame dopo 30 minuti e prendere in considerazione l’espletamento del feto se la discesa dei valori è stata troppo rapida.

Valori del pH minori o uguali a 7,2 o lattato maggiore a 4,8 mmol/l sono considerati indicanti una situazione poco rassicurante e consigliano l’espletamento del parto.

L’esame può avere alcune complicanze come l’infezione dello scalpo e il sanguinamento dalla sede del prelievo durante il travaglio o dopo la nascita.

L’amnioinfusione transcervicale

L’amnioinfusione transcervicale consiste nell’immissione di soluzione salina in cavità uterina attraverso un catetere transcervicale, al fine di ripristinare un’adeguata quantità di liquido.

Può venire messa in atto a membrane rotte e in travaglio, quando si rilevano decelerazioni variabili mediogravi ripetitive che non si risolvono con procedure conservative, in associamento con liquido amniotico tinto di meconio.

Viene applicato un elettrodo interno e applicato un catetere a cui viene raccordato un deflussore. Viene infusa una soluzione fisiologica a temperatura ambiente.

Durante l’infusione che si protrae a ritmi diversi fino al parto deve essere controllata ecograficamente la quantità di liquido endouterino ogni ora.

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