Risarcimento Malasanità

Metodi Biochimici

Le situazioni di ipossia fetale durante il travaglio, rilevati e sospettati mediante il monitoraggio elettronico fetale possono essere confermati o smentiti dalla valutazione diretta dell’equilibrio acido-base mediante il prelievo di sangue capillare dallo scalpo fetale.

Il prelievo di sangue dallo scalpo fetale deve osservare alcuni passaggi:

  • disposizione della partoriente in decubito laterale o in posizione ginecologica
  • disinfezione dei genitali esterni
  • a una dilatazione del collo dell’utero fino a 8 cm la parte presentata viene visualizzata mediante l’amnioscopio mentre a partire dagli 8 cm viene visualizzata con lo speculum
  • pulizia e asciugatura della cute fetale con un tampone
  • applicazione, mediante un tampone, di una pellicola di grasso sulla zona da  incidere, in modo da impedire la dispersione delle gocce di sangue fetale
  • incisione con una lama lunga 2 mm
  • aspirazione del sangue in un capillare di vetro, in assenza di aria
  • misurazione rapida dei principali parametri biochimici

Per garantire l’efficacia del prelievo di sangue dallo scalpo fetale si devono riscontrare determinate condizioni:

  • pervietà (facile accessibilità) della cervice uterina all’amnioscopio
  • parte presentata raggiungibile
  • avvenuta rottura delle membrane

Il prelievo di sangue dallo scalpo fetale e sconsigliato nei seguenti casi:

  • infezione materna
  • disturbi della coagulazione
  • prematurità

Le complicanze che si possono presentare a seguito del prelievo di sangue dallo scalpo fetale possono essere:

  • emoraggia
  • ascesso sullo scalpo

I possibili svantaggi di un prelievo di sangue dallo scalpo fetale sono rappresentati dalle seguenti situazioni:

  • invasività
  • possibili difficoltà tecniche
  • informazioni estemporanee delle condizioni fetali
  • frequente necessità di ripetizione del prelievo

Il ricorso a questo esame però, in presenza di una tracciato cardiotocografico non rassicurante, permette di ridurre l’intervento ostetrico, limitandolo ai casi in cui la sospetta sofferenza fetale sia realmente suffragata da una acidemia ipossica.

L’affidabilità dei parametri biochimici permette di ridurre i fallimenti nella diagnosi di una possibile ipossia fetale.

Nonostante ciò, l’utilizzo del prelievo di sangue dallo scalpo fetale è oggigiorno limitato a pochissimi istituti clinici per le indubbie possibili complicanze che l’esame comporta.


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