Risarcimento Malasanità

Non basta “consigliare” la struttura sanitaria adeguata per trattare una determinata situazione clinica, ma il medico deveprodigarsi, anche se non ha la capacità di effettuare una particolare prestazione sanitaria richiesta, affinchè venga fatto tutto quello che è nelle sue capacità al fine di salvaguardare l’integrità della salute del paziente

 

E’ quanto emerge dalla sentenza 13457/2012 della quarta sezione penale della Cassazione.

 

Il caso di presunta malasanità, di presunto errore medico, di presunta negligenza medica trattato in tale sentenza riguardava la morte di un ragazzo di 19 anni deceduto nel luglio del 2004 a causa di un gravissimo shock scettico e una stasi ematica acuta.

 

I medici della struttura a cui si è  rivolto il ragazzo sono stati condannati ad 1 anno e otto mesi (una pena interamente condonata) e il dentista che si era limitato a consigliare la struttura sanitaria è stato condannato a risarcire i danni.

 

Scendendo nello specifico, e tentado di circoscrivere la novità della sentenza in questione, è utile sottolineare come la Suprema Corte ha ritenuto sostanzialmente negligente il comportamento professionale del dentista che si è limitato a un “mero” consiglio di recarsi presso una struttura sanitaria al giovane che si era a lui rivolto con un ascesso in corso, senza preoccuparsi che la struttura sanitaria di destinazione avesse un quadro informativo adeguato sulla gravità della situazione clinica e senza preoccuparsi di fornire un adeguata documentazione in proposito.

 

Una sentenza che in ambito di malasanità, errore medico, negligenza medica, e della conseguente richiesta di risarcimento apre una nuova frontiera.

 

In sostanza il medico in virtù del “contratto sociale” che s’instaura nei confronti con il paziente che a lui si rivolge, assume una posizione di garanzia della tutela della sua salute e anche se non ha la possibilità o le conoscenze per effettuare la prestazione sanitaria adeguata al caso, deve fare di tutto per conservare e salvaguardare l’integrità della salute del paziente.

 

Per farsi capire, il dentista in questione, pur avendo una qualifica professionale che gli avrebbe permesso di effettuare una precisa diagnosi della patologia del ragazzo e quindi pur avendo la possibilità di redigere una certificazione medica adeguata con il fine di agevolare gli interventi successivi dei sanitari si limitò invece a “consigliare” semplicemente i genitori a recarsi presso l’ospedale di Praia a Mare senza rendere possibile ai medici della struttura stessa di essere fin da subito informati sulla gravità della situazione clinica.

 

Una sentenza che pone nuovi quesiti in ambito di responsabilità medica.

 

Una sentenza che può portare nuove certezze in casi di presunta malasanità, di presunto errore medico, di presunta negligenza medica.

 

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